GIUDITTA, ovvero le quattro stazioni di una guerra

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Con Daria Contento

Ideazione, Testo, Drammaturgia e Regia: Gianluca Paolisso

 

Il corto è un primo studio sulla Bibbia, e nello specifico su uno dei libri più celebri dell’Antico Testamento, in stretta relazione con il capolavoro pittorico di Artemisia Gentileschi “Giuditta che decapita Oloferne”.
Così l’eroina biblica ripercorre i capitoli della sua storia in un serrato dialogo con la pittrice seicentesca, come fosse l’ultima confessione di un’amica ad un’altra amica.
Guerre di conquista, uomini assetati di potere, gesti di sangue e il nome della divinità a fior di labbra …
Il tempo di Giuditta è così lontano dal nostro?

Note di Regia
Il capolavoro pittorico di Artemisia Gentileschi “Giuditta che decapita Oloferne” (1620 ca.) rimanda non solo alla biografia della Pittrice, a quello stupro che non trovò mai giustizia e alla successiva raffigurazione di donne forti e indipendenti, ma anche e soprattutto ad una storia biblica fatta di guerre, prevaricazione e sangue.
Il Libro di Giuditta costituisce forse la più alta manifestazione letteraria della sete di potere, immortale nei secoli, che conduce alla distruzione di interi popoli sotto l’egida di una fantomatica divinità.
Così Giuditta, nobil donna d’Israele, si addossa tutto il peso di una situazione politicamente delicata, e lo fa con la consapevolezza della guerriera che non conosce arte alcuna di diplomazia: se le armi sono di ferro, anch’essa non potrà far altro che ripagare il nemico della stessa moneta, con l’ausilio di una lama ancor più affilata e imprevedibile: la bellezza.
Oloferne, primo generale del Re assiro Nabucodonosor, personaggio abietto e privo di pìetas, si lascia irretire dalla bella straniera, la accoglie nella sua tenda e proprio qui viene decapitato dopo una notte di eccessi e bagordi.
Giuditta, in compagnia della sua ancella, porta il capo del generale al suo popolo, che la acclama al pari di un’eroina.
Gli Assiri, privati della loro bandiera, perdono la guerra contro le genti d’Israele, che lodano Dio e la giusta punizione elargita nei confronti di nemici empi e irrispettosi.
Giuditta morirà alla veneranda età di centocinque anni nella sua casa di Betulia, per sempre fedele al suo sposo Manasse, morto anni prima.

In linea con l’operato della C.T. Genesi Poetiche, il corto desidera mettere in luce non solo la storia che precorre la realizzazione di un’opera d’arte, ma anche i temi di stretta attualità che la rendono immortale.
Nella storia di Giuditta e Oloferne e quindi nel quadro di Artemisia Gentileschi è evidente il racconto di un’umanità brutale, preda della brama smodata e dei vizi, ma allo stesso tempo vittima di una fede che spesso porta al fanatismo. La stessa eroina, a delitto compiuto, afferma che la sua mano è stata guidata da Dio. Come non trovare riscontri con gli avvenimenti degli ultimi anni, a partire dalla nascita dell’Isis fino ad arrivare alla strategia del terrore basata su attentati terroristici di non facile previsione?
Non è nostra intenzione analizzare temi del genere, al primo posto resta l’opera d’arte e il racconto di essa, ma siamo coscienti che determinate corrispondenze non possono in alcun modo esserne disgiunte, per il semplice fatto che sono parte di noi e sempre lo saranno.
Riteniamo inoltre che la narrazione verbale e corporea del Teatro possa accrescere la curiosità e l’approfondimento nei confronti dell’Arte Figurativa, e che contribuisca alla creazione di uno spirito critico lontano dalle facili risposte e sempre più vicino alle domande.
Chiedersi i “perché” di un capolavoro, immergersi in esso con la consapevolezza del buon lettore e l’abbandono dello spettatore, per poi tornare al presente e comprendere quanto il passato sia estremamente contemporaneo.

Gianluca Paolisso.

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